“Nec sine te nec tecum vivere possum” di Gianni Stornello

"Nec sine te nec tecum vivere possum" Ovidio docet. E si lamenta.

L'amore non dura se togli ogni lotta. (I, 8, 96)

Non bene, si tollas proelia, durat amor.

 

L'intervista impossibile a Ovidio

"Amores", lII Xlb 39.

"Né con te né senza di te riesco a vivere". Ovidio, Ovidio dove sei tu? Perché la tua dolente "Nec sine te nec tecum vivere possum“ invocazione perennemente attuale, palpitante, intensa, coinvolgente e stravolgente che dai millenni passati fino ai nostri giorni ha analizzato e distrutto amori d'ogni genere tra uomini e donne, padri e madri, fanciulle e fanciulli, figlie e padri, figli e madri? Perché questa tua espressione poetica così vera, reale, anticipatrice di inimmaginabili stati d'animo ha esaltato emozioni e depresso gli spiriti più sensibili, suscitato aneliti di improvvise follie e cocenti delusioni, vendette consumate o soltanto pensate. Perché, Ovidio? Come hai potuto scavare nell'animo umano senza l'ausilio di un improbabile Freud, che l'umanità ha atteso per centinaia di anni, affinché venisse a dirci ciò che Tu avevi ampiamente previsto senza essere il padre della psicanalisi, ma soltanto il suo antesignano più immaginifico e nobile? Forse tu stesso, non ci è dato sapere, hai compiuto la più straordinaria autoanalisi, hai scavato nel labirinto delle emozioni, hai scritto d'istinto per capire ciò che il tuo cuore dettava: gelosia, amore incompreso, desiderio di forzare sentimenti altrui (delle tue donne?), desiderio di amare sperando che ”l’oggetto dei tuoi desideri "dovesse rispondere con la tessa tua intensità? O hai sofferto perché non sei mai riuscito ad accettare te stesso - o peggio - non sei riuscito a dare a lei quella libertà amorevole che Lei si aspettava? Sono queste, se vuoi, le ”ipotesi d'amore" più probabili, le più plausibili ,almeno nella cultura occidentale. Quelle emozioni che fino a qualche anno fa avevano ancora valore, un peso specifico.

Ma oggi, Ovidio, i tuoi poetici pensieri venati di nostalgia per le cose perdute, per i sentimenti ma nati per i sentimenti svaniti, per le lusinghe accettate o forse rifiutate o mai espresse, avrebbero ancora ragione d'essere descritti?

Tu dall’alto della tua siderale lungimiranza avresti mai potuto avvertire quel radicale cambiamento dei sentimenti umani che c'è stato, che c'è, prepotente e forse inaccettabile? Perché Ovidio non ti sei catapultato nel XX secolo, e in questo tragico inizio del 2000, per consigliare mitezza, altruismo, affetto per l'umanità, saggezza, in luogo dei misfatti che stanno cambiando la nostra natura, l'intero pianeta dell’amore? Dove sei Ovidio? Sei rimasto anche tu vittima del tuo stesso sentire?

L'umanità pur con la poetica, la sua cultura, la sua politica, le sue religioni, ha lacerato civiltà, ha edificato muraglie dietro cui trincerarsi, ha scatenato guerre e feroci repressioni, come non avesse mai letto le tue elegie d'amore, non si fosse mai nutrita dei tuoi affetti, delle tue, delle nostre paure. Come non avesse capito la tua grande lezione. Paure dell'altro o...dell'altra...o viceversa, del diverso, della sua diversa cultura?
L’Umanità ha difeso regni, nazioni, popoli, ma non ha saputo guardare nell’animo di ogni vivente. E quando ha scoperto nuove emozioni si è ancora chiusa in sé per non soffrire o per alimentare la propria sofferenza. Le separazioni hanno distrutto le coppie, le famiglie, cambiato i costumi, la società multinazionale ha modificato le praterie, ristretto i mari, modificato il corso dei fiumi, viaggi nell'aria, cammina sulla luna, esplora le profondità della Terra, ha distrutto i granai, ricerca nuove vie del gusto, tenta un improbabile grandioso progresso, ma infine si accorge che tutto è caduco, improvvisamente arido, che l'aria, annerita dal fumo dell'indifferenza, è inquinata come i sentimenti degli esseri umani. Nota, sgomenta, che tutto è cambiato o sembra esserlo. Come dice il sommo Elliot che avvilito dai malesseri della sua famiglia, della moglie, ammise con una buona dose di pessimismo "I malesseri degli esseri umani non sono cambiati”. Anche Elliot era un illuso e poi un depresso, incapace di combattere le proprie avversità, le differenze che l'amore impone?

Ma perché l'uomo al centro dell'Universo conosciuto, ha analizzato i sentimenti altrui soltanto con il metro della propria ristretta visione della vita. Perché Ovidio ancor oggi, non c'è un essere umano capace di guardare alla grandezza del Creato con quella bontà infinita, con quella misericordia che soltanto a Dio viene attribuita? Sono domande senza risposta. Eppure gli esseri umani pur compiendo misfatti inauditi, guardano sempre in alto alla ricerca di una verità inarrivabile. Non pensi Ovido che il Moro di Venezia, Otello, guerriero furente, indomito, malato di epilessia, roso dalla gelosia, generoso e al tempo stesso crudele, non avesse mai capito che avere accanto la dolce e fedele Desdemona, l'avrebbe persino aiutato a guarire il suo male e l'ansia di vendetta che albergava nel cuore? O, ancora: proprio perché malato si sia lasciato andare all'omicidio-suicidio e all'autodistruzione, per cancellare ogni intima sofferenza? E quali immondi pensieri hanno attraversato la mente e lo spirito di William Shakespeare sublime autore della tragedia, che ha ideato e trasmesso ai posteri modelli morali così discutibili. Immondi, discutibili? E non sei stato tu a sostenere che "Né con te né senza di te riesco a vivere"? E che pensare del cavaliere Don Giovanni, che uccideva come l'avventuriero, scrittore e poeta, Giacomo Girolamo Casanova, per il gusto di duellare e lacerare cuore e anima delle donzelle senza alcuna pietà, pur di raggiungere il piacere dell'amore e presentarsi al "Convitato di pietra" per sfidarlo all'ultimo duello, quello con la morte. Anch'essa una sfida liberatoria in una mente squilibrata e in un cuore senza appelli?

E che ne pensi dei mille tragici esempi - che non voglio pensare frutto dei tuoi "dettati" - sono stati compiuti sin da Caino e Abele, per incontrollati principi d'onore, d'amore e di odio? La strada dell'amore è lastricata di inganni, di bugie, di sincerità, tolleranza e, forse, compassione. Persino del desiderio di emancipazione ciclico, epocale. Ma dove ci porti se diamo retta ai tuoi principi?

Il femminismo imperante in alcune zone del pianeta ha avuto una evoluzione incredibile nel secolo scorso, ma c'è stato benessere nell'anima? L’arrivismo in politica e nell'economia ha suscitato risentimenti in tutti gli esseri umani assolutamente distruttivi. Anche in questo la tua dolente affermazione ci sgomenta, anche se ne apprezziamo l'invenzione "romantico-letteraria".
Hai lasciato l'umanità occidentale senza sentimenti? E quella orientale, allora? Si è forse sottratta ai tuoi insegnamenti? Si potrebbe obiettare che la civiltà orientale sia stata tua Maestra di cultura e di vita, avendo anticipato di qualche millennio il tuo "codice d'amore".

Ma questo non ti solleva dalle tue responsabilità. Hai disorientato tutti, te ne rendi conto? Ma che ti aspettavi dall'immensa, millenaria schiera dei tuoi discepoli?

Continuo a pensare e non sono il solo, che tu, caro Ovidio, sia stato anche tu vittima. L'essere il cantore dell'amore ti ha nuociuto?

Mi soffermo a pensare che nella preistoria animali giganteschi hanno invaso il pianeta. Personalità "illuminate" ci hanno sempre insegnato che questi mostri non avessero un'intelligenza, che non nutrissero sentimenti, che non avessero un'anima? Poi la scienza ha scoperto che tutto ciò non era vero: che gli animali anche quelli di una storia più recente, sanno amare, sono gelosi, si odiano, diventano feroci, uccidono per difendere la propria prole per sfamarla, per difendere il proprio territorio, lo circoscrivono, erigono barriere. Proprio come gli esseri umani. E le piante? Non hanno forse un sistema nervoso sia pure elementare? Non sono sensibili? Non stabiliscono un rapporto con gli esseri umani che le curano?

Ormai ciò che da te è stato detto, è stato fatto. Ed ognuno si assuma le proprie responsabilità. Sei un grande creatore dell'elegia dell'amore, studiato e quasi venerato. Concedimi però un'impertinenza: la tua "Nec sine te nec tecum vivere possum·, ha gettato nello sconforto migliaia di generazioni e creato non poche incertezze, anche se poi hai scritto "Non bene, si tollas proelia, durat amor" (l'amore non dura se togli ogni lotta).

E allora Ovidio, come la mettiamo? Potrei dirti: non vorrei che ti fossi divertito a disorientare i deboli di spirito. Se così fosse, sarebbe una maledizione che dura ancor oggi e forse proprio nel nostro tempo ha messo radici più forti e tremende.

Personalmente avrei preferito tu avessi scritto: Omnia vlncit amor et nos cedamus amori ( L’amore vince tutto e noi cediamo all’amore). Lo diceva Publio Virgilio Marone

 

Gianni Maria Stornello